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Mons. Marcuzzo (Nazareth) a medici Unitalsi: vostra presenza dona fiducia

“I medici UNITALSI sono qui in Terra Santa prima di tutto come cristiani. In questi luoghi riscoprono la sorgente della loro fede, la comunità dalla quale provengono. Ma la loro presenza qui è importante anche per capire come si può essere “medici dell’uomo”, cioè guarire le persone non soltanto con la medicina, ma anche con la misericordia e la carità. Anche Gesù è stato un medico dell’uomo, ha guarito le persone nel fisico ma soprattutto stabilendo l’importanza della vicinanza alla persona malata”.

È quanto ha dichiarato mons. Giacinto Marcuzzo, Vescovo di Nazareth, incontrando i 40 medici UNITALSI che hanno raggiunto la Terra Santa per il convegno medico-scientifico "Sulle tracce di Gesù Medico". A guidare il gruppo erano presenti Federico Baiocco, responsabile nazionale dei medici UNITALSI e don Decio Cipolloni, già vice assistente nazionale UNITALSI.

“Per la nostra comunità è stato un incontro speciale – ha aggiunto mons. Marcuzzo – perché la nostra presenza qui è molto importante, ma tante persone vorrebbero andare via a causa dei tanti problemi che ci sono. Noi facciamo di tutto per non permettere che questo accada, perché vogliamo che questa terra non sia solo un museo, un sito archeologico, ma che sia una comunità viva che continui come ha sempre fatto a testimoniare la presenza tangibile di Gesù”.

“Siamo davvero contenti di questo incontro – ha commentato Federico Baiocco, responsabile nazionale dei medici UNITALSI – che ci ha accolto qui a Nazareth, un luogo speciale per noi cristiani. Ringraziamo mons. Marcuzzo per le sue parole, che ci hanno ricordato che siamo persone di scienza, ma anche di fede, e quindi abbiamo la possibilità di affidarci a Dio e credere che non sempre tutto può essere spiegabile con la ragione. Ora il nostro percorso prosegue a Cana, dove Gesù per la prima volta ha smesso i suoi panni di figlio per diventare una figura pubblica, così come noi medici che di fronte alle persone che soffrono dobbiamo sempre mantenere il nostro ruolo di responsabilità”.

“Non potevamo iniziare questo pellegrinaggio – ha concluso don Decio Cipolloni, già vice assistente nazionale UNITALSI e Vicario Generale della Prelatura di Loreto – se non da Nazareth, un piccolo paese nel cui cuore Maria è diventata madre di Gesù. Entrare nella casa dell’Annunciazione è sempre una grande emozione, che ha permesso ai medici che sono in questo pellegrinaggio di ritrovare la grazia presso Dio e rinnovare in questo modo il loro carisma di medici cristiani”. 
 
 
     
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