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16 novembre, San Giuseppe Moscati, medico e modello di misericordia
Oggi viene celebrata dalla Chiesa italiana la memoria liturgica di San Giuseppe Moscati, il "medico santo". In questa occasione desideriamo idealmente fare gli auguri a quanti, con grande impegno e abnegazione, donano il prezioso contributo nell’ambito del servio medico dell’UNITALSI accanto alle persone con disabilità e ai malati.

San Giuseppe Moscati nacque a Benevento nel 1880 e morì a Napoli, a soli 47 anni, nel 1927. Si distinse in vita per la dedizione amorevole e assidua ai malati, in particolare ai più umili, quelli che non avevano i mezzi per sostenere i costi delle cure. È stato dichiarato santo da papa Giovanni Paolo II nel 1987 ed è tra i santi più popolari del XX secolo.

Con San Moscati si manifestò a pieno quella "umanizzazione" della Medicina alla quale oggi la pratica clinica fa costante riferimento con la presa in carico globale della persona malata, nei suoi bisogni di cure fisiche e di benessere psicologico e spirituale.

Con Lui si è manifestata potente la forza della misericordia che pone al centro della propria azione l’attenzione al malato non solo dal punto di vista medico-scientifico, ma anche umano e morale.

Un tema che abbiamo fatto nostro nel recente convegno degli operatori sanitari che si è svolto a Lourdes a ottobre al quale abbiamo dato appunto il titolo "Il Medico e la Misericordia".

Il medico "santo" ha avuto la visione profetica che lo ha portato a comprendere come la misericordia vera non sia solo quella di DIO, che perdona e accoglie e ritengo che questo sia vero, ma anche se solo Dio può perdonare fino in fondo, l’uomo può impegnarsi nel perdono attraverso l’accoglienza, tanto più nella nostra incompletezza di peccatori. La persona umana, uomo o donna in questa dimensione può diventare uno strumento della misericordia del Signore che accoglie l’incompletezza della nostra capacità di comprendere come il Signore scrive dritto in tutte le nostre storture.

La misericordia per l’Operatore Sanitario (ma non solo per questo) nella sua attuazione non può essere solo una sequenza di atti seppur costosi personalmente ma, nella continuità, deve diventare un modo di essere nel quale la persona cerca di identificarsi con "l’altro". Diventare l’altro è questo il segreto della santità di Moscati. Nella parabola del Buon Samaritano a mio avviso si trova il maggiore stimolo che Gesù ci propone per l’estrinsecazione dell’opera sanitaria. Il Samaritano incontra il moribondo a cui erano state rubate le vesti ed era stato malmenato. "Ma un Samaritano che era in viaggio giunse presso a lui; e, vedutolo, n’ebbe pietà; e accostatosi, fasciò le sue piaghe, versandovi sopra dell’olio e del vino "

Il Samaritano era mosso da una profonda, intima compassione come Moscati. Fasciò le sue piaghe, che probabilmente rappresentano l’amore, la fede e la speranza, "legami di salvezza che non possono essere sciolti", come deve avvenire tra chi esercita l’opera sanitaria e il malato. Versa l’Olio, che sarebbe stato lenitivo e poi il Vino, per disinfettare la ferita aperta. "Poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo menò ad un albergo e si prese cura di lui." "E il giorno dopo, tratti fuori due denari, li diede all’oste e gli disse: prenditi cura di lui, e tutto ciò che spenderai di più, quando tornerò in su, te lo renderò." Il Samaritano conferma che tornerà a vederlo e a verificare che le cure abbiano l’effetto sperato.

Il samaritano come San Giuseppe Moscati ci insegna che bisogna spendere qualcosa di se stessi per curare il prossimo e che ci deve essere un impegno chiaro e disinteressato a continuare la cura, consapevoli che nella propria opera è importante ciò che si semina, sperando che poi venga il raccolto, anche se non ci sarà dato di vederlo. Tutto questo sempre coscienti che si è strumenti di Dio nella nostra opera in quanto oggetto della misericordia redentrice del Signore. 

Salvatore Pagliuca
Presidente Nazionale Unitalsi


Federico Baiocco
Responsabile Nazionale Operatori Sanitari Unitalsi
 
 
     
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