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Intervista a Mons. Andreatta: apprezzo l’impegno di Caritas e Unitalsi

NELLA CARITA’ E NEL VOLONTARIATO  LA PORTA VERSO LA MISERICORDIA

Monsignor Andreatta, vicepresidente e amministratore delegato di Opera Romana Pellegrinaggi: “Caritas e UNITALSI: l’accoglienza del povero e dell’ammalato racchiude il senso del loro servizio”


Cosa si prova, dopo 15 anni, ad essere ancora al timone di una organizzazione che ha da sempre gestito un grandissimo flusso internazionale di pellegrini?

Innanzitutto si prova una grande grazia di Dio, perché avendo vissuto l’esperienza forte dei precedenti Anni Santi del 1975, 1983 e 2000, questo nuovo annuncio di Papa Francesco mi ha fatto ritornare nel cuore e nella mente le emozioni ma soprattutto le grandi esperienze di conversione che abbiamo insieme vissuto durante i vari giubilei precedenti.


L’Opera Romana Pellegrinaggi è ormai rodatissima in tema di accoglienza di pellegrini: pensa potrà esserci un momento particolarmente complicato durante il prossimo Giubileo?

Non credo che questo Giubileo abbia complicazioni particolari rispetto ai precedenti, perché il Papa contemporaneamente ha anche reso possibile di vivere questo Anno Santo nelle varie cattedrali delle diocesi del mondo e nei vari Santuari internazionali. Per questo non credo che ci saranno dei momenti particolarmente critici. Certamente ci saranno alcuni eventi che, anche grazie al carisma del Santo Padre, attireranno sicuramente molti pellegrini a Roma, ma credo che il flusso di pellegrini defluirà durante tutto l’anno santo senza creare particolari momenti di difficoltà. Calcoliamo un picco di massima affluenza in alcuni degli appuntamenti previsti, come quello dedicato alla santificazione di Madre Teresa di Calcutta e il giubileo dei bambini, ma difficoltà vere e proprie non le vedo.


Il momento personale dove potrebbero tremare le vene dei polsi al vice Presidente dell’Orp qual è?

Credo che il momento più toccante - che costituisce anche l’elemento di novità di questo Giubileo - è il percorso che ogni pellegrino deve effettuare per passare la Porta Santa. È un cammino, così come voluto dal Papa, che nell’ambito del pellegrinaggio assume un’importanza essenziale. Il pellegrinaggio, infatti, vive momenti distinti: la partenza, il cammino, le soste lungo il percorso e la meta finale. Dobbiamo offrire al pellegrino l’opportunità di vivere il percorso che da Castel Sant’Angelo, lungo via della Conciliazione, fino alla Porta Santa, lasciando il giusto tempo e lo spazio necessario per la riflessione, la preghiera, l’ascolto, grazie anche al sussidio di maxi schermi che saranno allestiti lungo il percorso. Vorremmo che si evitasse un pellegrinaggio alla Tomba di Pietro “a volo di uccello”, perchè si perderebbe il senso più intimo del pellegrinaggio. Vorremmo che chiunque arrivasse alla Porta Santa lo facesse con una preparazione adeguata: prima di iniziare il percorso, ogni pellegrino devi essere consapevole di entrare in un’altra dimensione e di voler cambiare vita, per poter arrivare alla fine a ricevere l’indulgenza.


Le porte sante sono tutte uguali, ma ce n’è una che Monsignor Andreatta consiglierebbe dopo essere stati a Roma?

La porta Santa della Carità, della Misericordia e del Perdono, perchè affine a chi vive l’esperienza del volontariato. In questi anni ho osservato da vicino le attività svolte dall’UNITALSI e dalla Caritas: l’accoglienza durante le udienze generali del Santo Padre, l’accoglienza nei santuari, l’opera svolta a favore dei più poveri e degli ammalati. Credo, pertanto, che la porta santa più “sentita” tra tutte le Basiliche di Roma sarà sicuramente la porta dei poveri, all’ostello in Via Marsala che Papa Francesco aprirà il 18 dicembre. In quell’occasione credo che Caritas e UNITALSI si sentiranno particolarmente coinvolte, in quanto quella porta racchiuderà il senso del loro servizio, del loro carisma e dell’impegno quotidiano dei propri volontari.
 
 
     
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