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Atto conclusivo del progetto Per-corsi tra scienza e etica per l’integrazione della persona

"Occorre andare verso una salute e una medicina di uguaglianza, perché non possiamo avere 21 sanità diverse, soprattutto per i disabili e le fasce più deboli. Nel nostro Paese andiamo dai 27€ a persona in Calabria per la spesa sanitaria, ai 250€ in Val D’Aosta. Questa non è un’Italia unita. Sono certo che occorra un modello di accompagnamento per le persone malate e disabili che sia territoriale e non più centralistico. Una delle prime sfide è quella di educare alla convivenza con la disabilità e la malattia lì dove viviamo, nelle nostre città: questo è un cambio di passo fondamentale. La commissione Affari Sociali lavora in chiave egualitaria, mantenendo l’universalistico, per riportare un reale sostegno, soprattutto alle famiglie sui territori".

È quanto ha dichiarato l’on. Mario Marazziti, Presidente della Commissione Politiche Sociali della Camera dei Deputati, intervenendo al convegno “Per-corsi tra scienza ed etica per l’integrazione della persona”, organizzato dal Servizio Medico nazionale dell’U.N.I.T.A.L.S.I. (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali), che si è concluso ieri presso la sala convegni dell’NH Villa Carpegna Hotel.

"La disabilità - ha aggiunto Marazziti - dobbiamo utilizzarla come chiave per riumanizzare l’intera società italiana, e diciamo questo dopo aver approvato la legge sul Dopo Di Noi e la riforma del Terzo Settore".

L’incontro ha rappresentato la fase finale di un progetto promosso e realizzato dall’U.N.I.T.A.L.S.I. con il Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ai sensi della Legge 383/2000- annualità 2014.

Fra gli altri relatori intervenuti: Marzia Tanini, responsabile del progetto, Patrizio Pasqualetti, Direttore scientifico della Fondazione Fatebenefratelli, Giuseppe Recchia, Vicepresidente di GlaxoSmithKline. Ha coordinato Orazio La Rocca, vaticanista de La Repubblica.

"Penso - ha detto Roberto Maurizio, vice presidente nazionale dell’U.N.I.T.A.L.S.I. - che dobbiamo essere consapevoli che abbiamo perso il gusto del mistero, in primo luogo del «mistero dell’uomo», nel senso che abbiamo bisogno di una vita intera per capirlo, come ha detto Padre Alfredo Ferretti. Il tempo in cui viviamo, il fatto di essere continuamente frantumati all’interno delle nostre individualità, ci fa perdere l’attenzione rispetto alla totalità dell’essere umano. Credo che in questo contesto sia necessario prima di tutto ricominciare ad ascoltarci e ad ascoltare, ad accoglierci e ad accogliere. Questa è la base del carisma della nostra Associazione, da cui tra l’altro deve partire un’idea corretta di formazione, intesa come un percorso che tenda ad integrare tutte le componenti del nostro «essere e fare» Unitalsi. Tutto questo con la gioia, con il sorriso, perché, come diceva Pablo Neruda, «toglimi il pane, toglimi l’aria, ma non togliermi il tuo sorriso»".

"Ancora oggi - ha commentato Vincenzo Falabella, Presidente Nazionale Fish Onlus - esiste un pregiudizio lessicale nel momento in cui viene considerata la disabilità come una scomodità, ma grazie a un grande lavoro che è stato fatto, oggi non è più considerata malattia, ma un problema di relazione con l’ambiente esterno. Le persone con disabilità hanno diritto a essere incluse e considerate come individui, perciò è giusto che da un lato la ricerca faccia il suo corso, cercando di trovare soluzioni alle malattie, ma nel frattempo bisogna concentrarsi sulla quotidianità delle persone".

"Le persone ammalate e disabili - ha sottolineato Mons. Augusto Chendi, Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio degli Operatori Sanitari - possono rappresentare un valore aggiunto nella nostra vita: con la loro presenza silenziosa, ma più eloquente di tante parole; la loro preghiera, l’offerta quotidiana delle loro sofferenze in unione a quelle di Gesù crocifisso per la salvezza del mondo; l’accettazione paziente e anche gioiosa della loro condizione... sono una risorsa spirituale, un patrimonio per ogni comunità cristiana".

"Nella storia dell’Unitalsi - ha dichiarato Federico Baiocco, Responsabile nazionale Medici U.N.I.T.A.L.S.I. - il medico era ed è un punto di riferimento importante, specie durante i pellegrinaggi, dove doveva svolgere la sua funzione per la grande varietà di malattie presenti. Antropologicamente abbiamo assistito al passaggio dalla concezione paternalistica del rapporto medico-paziente ad una concezione basata sui bisogni della persona malata e non sui bisogni della malattia. La medicina del futuro, quella che meglio potrà rispondere ai bisogni dei pazienti, dovrà essere quella più umanizzata, anche permeata dalla valenza volontaristica".

"In un tempo - ha affermato Padre Nicola Ventriglia, Coordinatore pellegrinaggi Italiani a Lourdes - dominato dalla cultura consumistica e individualistica, in cui ha valore solo il tornaconto personale, il concetto dell’accoglienza sta perdendo il suo significato originario. Per molti, il modello dell’accogliere viene associato allo stile dei centri commerciali, dove tutto viene ridotto a utente e cliente. Ma per un’associazione come la vostra accogliere deve significare ricevere, ospitare con affetto, con gioia. In questo ambito tutto ciò implica la vicinanza, il movimento verso di sé in una relazione non tanto fisica quanto affettiva e umana. Un processo entusiasmante, ma che allo stesso tempo richiede un serio lavoro umano e psicologico, a partire dalla formazione come fate voi dell’Unitalsi".

"Secondo un sondaggio anonimo che è stato svolto fra i volontari Unitalsi - ha osservato Arndt Bussing, Professore presso Herdecke Universty (Germania) - possiamo notare come dei valori molto importanti per decidere di dedicarsi agli altri sono l’altruismo e la spiritualità, nonché la voglia di ritrovare nella persona assistita il volto di Gesù. Dare aiuto a chi soffre è anche un modo per ottenere soddisfazione personale, perché la compassione e l’altruismo portano a compiere azioni concrete, ad occuparsi degli altri".

"Dai questionari analizzati - ha concluso Silvia Della Morte, psicologa e psicoterapeuta - il vissuto emotivo del volontario sente l’urgenza di una sempre più importante formazione perchè vede nella persona malata la reale presenza della luce di Dio. Un volontario più consapevole dei propri limiti ma capace di orientare i propri limiti come basi per una buona relazione con la persona malata".
 
 
     
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