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APERTO IERI SERA NEL SEGNO DI MADRE TERESA DI CALCUTA E DELLA PACE IL PELLEGRINAGGIO NAZIONALE DELL’UNITALSI A LOURDES

Ieri sera nella maestosa chiesa dedicata a San Pio X del santuario di Lourdes si è aperto ufficialmente il pellegrinaggio nazionale dell’UNITALSI. Oltre 7 mila i pellegrini provenienti da tutta Italia che hanno preso parte alla Santa Messa presieduta dal cardinale Angelo Comastri, vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano e arciprete della basilica di San Pietro che ha concelebrato con 60 sacerdoti sotto l’ideale protezione di Madre Teresa di Calcutta.

Prima della celebrazione eucaristica, nella navata centrale della basilica sotterranea di San Pio X, hanno sfilato come da tradizione, gli stendardi delle sezioni regionali seguiti da quello della presidenza nazionale “scortato” e dai consiglieri nazionali e dal presidente Antonio Diella. Proprio quest’ultimo ha portato un saluto a tutti i pellegrini prima dell’inizio della celebrazione evidenziando che “È la gioia che ci spinge a questa esperienza con la profonda consapevolezza che qui il desiderio di felicità che ci portiamo nel cuore può incontrare risposta in una persona che è infinitamente più grande delle nostre presunzioni, dei nostri rancori, delle nostre infedeltà e perfino delle nostre speranze”. Proprio per questo ha proseguito Diella “mai rinunceremo a vivere il pellegrinaggio con chi soffre e con chi serve. Siamo nati per questo e senza questo pellegrinaggio non siamo più noi. Vogliamo continuare a vivere la sconsiderata follia di amare gli ultimi, i poveri, quelli che non hanno nessuno e di essere amici per questo amore”.

La solenne celebrazione è stata animata, oltre che dal coro, anche dalla presenza dei più piccoli del Progetto Bambini dell’UNITALSI che hanno donato ai presenti la loro gioia e la loro speranza.

Nell’omelia il card. Comastri ha sottolineato con forza che “il perdono è la vera vittoria. In questi giorni riveliamoci a vicenda il volto di Dio, perché questi sono giorni di paradiso se noi apriamo il cuore e lasciamo che Dio si affacci e manifesti il suo volto”. Il Porporato ha commentato la “parabola rivoluzionaria” del padre misericordioso, sottolineando che “alla luce di questa manifestazione del volto di Dio, non ci è lecito uccidere o odiare nel nome di Dio, perché il volto di Dio è l’amore”. “Dio ci lascia liberi – ha proseguito – deve correre il rischio della libertà, perché senza questa il mondo diventerebbe un teatrino di burattini e neanche la bontà sarebbe più vera, perché costretta”. Ricordando ciò che successe al primo figlio della parabola, Comastri ha sottolineato che “uscendo dalla casa del padre si finisce nel fango, nel degrado, nel porcile”. Ma “c’è speranza se il cuore si apre al pentimento”. “Dio è felice di perdonare – ha osservato – ma ci crediamo al perdono di Dio fino in fondo? Davvero siamo convinti che Dio ci aspetta?”. Riferendosi poi al secondo figlio della parabola, ha ammonito: “quante volte capita anche a noi di non saper fare festa per il ritorno di un fratello o di una sorella” o “di non tendere la mano per riportare il fratello o la sorella all’abbraccio di Dio”.

Un momento particolare dopo l’omelia ha coinvolto tutti i fedeli nel ricordo delle tragedie che hanno colpito il mondo negli ultimi tempi: da Aleppo a Bruxelles e a Nizza, l’assassinio di padre Hamel e la persecuzione dei cristiani in Nigeria, il terremoto in Centro Italia e il “cimitero” nel Mediterraneo. Si è pregato per la pace, per l’amore verso i nemici, per l’abbattimento dei muri che separano i popoli, per i sofferenti, per l’accoglienza, accompagnando ogni invocazione con una lampada accesa portata all’altare. Per l’ultima, invece, sono state lette le parole di una preghiera di Madre Teresa, la santa scelta dall’Unitalsi come esempio guida per il pellegrinaggio. Prima della benedizione finale, il card. Comastri ha consegnato due mattoni che chiudevano il varco dove Papa Francesco ha aperto la Porta santa di San Pietro. A riceverli sono stati il rettore del santuario di Lourdes, padre André Cabes, e il presidente nazionale di Unitalsi, Antonio Diella.


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Ieri sera si è tenuta la celebrazione di apertura del pellegrinaggio nazionale dell’Unitalsi a Lourdes, presieduta dal cardinale Angelo Comastri, vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano e arciprete della basilica di San Pietro. Prima della celebrazione eucaristica, nella navata centrale della basilica sotterranea di San Pio X hanno sfilato gli stendardi delle sezioni regionali, accompagnate da alcuni pellegrini le cui storie si legano particolarmente al tema della misericordia. Dopo l’omelia, poi, si sono ricordate le più importanti tragedie recenti: da Aleppo a Bruxelles e a Nizza, l’assassinio di padre Hamel e la persecuzione dei cristiani in Nigeria, il terremoto in Centro Italia e il “cimitero” nel Mediterraneo. Si è pregato per la pace, per l’amore verso i nemici, per l’abbattimento dei muri che separano i popoli, per i sofferenti, per l’accoglienza, accompagnando ogni invocazione con una lampada accesa portata all’altare. Per l’ultima, invece, sono state lette le parole di una preghiera di Madre Teresa, la santa scelta dall’Unitalsi come esempio guida per il pellegrinaggio. Prima della benedizione finale, il card. Comastri ha consegnato due mattoni che chiudevano il varco dove Papa Francesco ha aperto la Porta santa di San Pietro. A riceverli sono stati il rettore del santuario di Lourdes, padre André Cabes, e il presidente nazionale di Unitalsi, Antonio Diella.

Il perdono è la vera vittoria. In questi giorni riveliamoci a vicenda il volto di Dio, perché questi sono giorni di paradiso se noi apriamo il cuore e lasciamo che Dio si affacci e manifesti il suo volto”. È quanto ha affermato ieri sera il cardinale Angelo Comastri, vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano e arciprete della basilica di San Pietro, presiedendo la celebrazione di apertura del pellegrinaggio nazionale dell’Unitalsi a Lourdes. Nell’omelia, il card. Comastri ha commentato la “parabola rivoluzionaria” del padre misericordioso, sottolineando che “alla luce di questa manifestazione del volto di Dio, non ci è lecito uccidere o odiare nel nome di Dio, perché il volto di Dio è l’amore”. “Dio ci lascia liberi – ha proseguito – deve correre il rischio della libertà, perché senza questa il mondo diventerebbe un teatrino di burattini e neanche la bontà sarebbe più vera, perché costretta”. Ricordando ciò che successe al primo figlio della parabola, Comastri ha sottolineato che “uscendo dalla casa del padre si finisce nel fango, nel degrado, nel porcile”. Ma “c’è speranza se il cuore si apre al pentimento”. “Dio è felice di perdonare – ha osservato – ma ci crediamo al perdono di Dio fino in fondo? Davvero siamo convinti che Dio ci aspetta?”. Riferendosi poi al secondo figlio della parabola, ha ammonito: “quante volte capita anche a noi di non saper fare festa per il ritorno di un fratello o di una sorella” o “di non tendere la mano per riportare il fratello o la sorella all’abbraccio di Dio”. E ha richiamato ciò che disse Giovanni Paolo II dopo l’attentato del 13 maggio 1981: “perdono il fratello che mi ha sparato”. “Parole che sono il volto di Dio – ha commentato Comastri – parole che sono il volto della Chiesa”.

 
 
 
     
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