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MANTENERE VIVO IL CARISMA UNITALSIANO METTENDOLO AL SERVIZIO DELLA GIOIA DELL’UOMO

ROMA – Si è chiuso domenica 14 maggio, a Roma, l’Incontro nazionale dei responsabili regionali dell’area medica e degli operatori sanitari dell’UNITALSI con la relazione di DON CARMINE ARICE, Direttore dell’Ufficio della pastorale della salute della CEI.

Don Arice ha proposto una riflessione su "Il pellegrinaggio con i malati – Carisma Differenziante della Associazione e parte integrante del Cammino della Chiesa per i malati e per chi soffre".

"Il pellegrinaggio - ha sottolineato - come ci ha detto Papa Francesco è l’esperienza più forte che l’Unitalsi vive nel corso dell’anno ai luoghi mariani specialmente a Lourdes".

"Dobbiamo comprendere - ha spiegato - con la massima chiarezza che per gli unitalsiani il pellegrinaggio è la via per una nuova e profonda evangelizzazione".

Ancora Don Arice: "Questa esperienza è centrale per tutta la nostra associazione e lo dobbiamo manifestare con i fatti, i nostri gesti, più che con le parole". Concorrere, dunque, alla felicità dei malati e per questo la nostra associazione deve essere al servizio della gioia dell’uomo".

Don Arice ha evidenziato che "la prima domanda che dobbiamo porci è se viviamo noi la nostra vita come un pellegrinaggio. Se ciò accade veramente allora potremo essere veri testimoni dell’amore di Cristo anche durante il pellegrinaggio. Non filantropi , ma credenti".

"Lourdes è un luogo speciale - ha proseguito - dove la provvidenza divina ha voluto legare una grazia straordinaria: trovare un senso alla vita come pellegrinaggio. Tutto questo è possibile dando un’attenzione speciale per i poveri e i più fragili traducendola in un <<attenzione religiosa prioritaria e privilegiata>> per essere Chiesa che include".

"Dobbiamo mantenere vivo il carisma unitalsiano - ha sottolineato - per trasmetterlo soprattutto ai giovani. Il carisma non è un pezzo da museo come ci ha detto Papa Bergoglio. Occorre che entri in contatto con la realtà, con le persone, anche con le difficoltà. Solo così potrà crescere. Dobbiamo farlo entrare a pieno titolo nella storia del nostro tempo".

"Il pellegrinaggio - ha ribadito - deve essere <<CON>> i malati e non <<PER>> i malati. Questo è il segreto per rendere vivo il nostro carisma senza farlo scadere in una consuetudine".

"I poveri e chi soffre - ha concluso - non sono gli spettatori di una corsa usa e getta verso il santuario. Loro sono i nostri compagni di viaggio della vita intesa come pellegrinaggio".



L’incontro si è chiuso con il saluto di FEDERICO BAIOCCO che ha sottolineato come " sia importante anche per il servizio medico dell’Associazione non solo una profonda specializzazione ed un corretto utilizzo delle procedure, ma anche una viva e sempre rinnovata formazione spirituale".

"Tutto questo - ha aggiunto - per essere coscienti che se non potremo guarire fisicamente la persona malata e fragile potremo aiutarla a non sentirsi sola secondo l’esempio di Cristo che in primo luogo si avvicina. Occorre creare accoglienza non attraverso strumenti tecnici ma con un contatto non solo verbale ma che sia vicinanza professionale, umana e spirituale. Servire con gli "altri", dunque, per proporre un cammino anche religioso che se non può liberare la persona dal male fisico può quantomeno non farla sentire in solitudine che è la peggior malattia di cui tutti possiamo soffrire". 
 
 
     
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